Ambiente 

Ex Stoppani, svolta nella bonifica: via 11 mila tonnellate di rifiuti pericolosi dal sito di Cogoleto

Si chiude un nuovo intervento nell’area dell’ex stabilimento chimico di Cogoleto, uno dei punti più delicati della Liguria sul fronte ambientale. Rimossi e smaltiti rifiuti altamente contaminanti, compresi materiali con cromo esavalente e amianto. Ora può partire la fase successiva di decontaminazione e demolizione

Un altro pezzo della lunga e tormentata vicenda dell’ex Stoppani viene finalmente rimosso, in senso letterale oltre che politico. A Cogoleto si è concluso un intervento pesante e atteso di rimozione e smaltimento di rifiuti all’interno dell’area dell’ex stabilimento chimico, nel sito di interesse nazionale che da anni rappresenta una delle emergenze ambientali più complesse del territorio genovese e ligure. Il dato che segna la portata dell’operazione è già di per sé eloquente: sono state eliminate complessivamente circa 11 mila tonnellate di rifiuti pericolosi.

L’intervento è stato realizzato nell’ambito della convenzione tra il commissario straordinario Cecilia Brescianini e Sogesid, la società di ingegneria dello Stato, e si inserisce nel quadro più ampio delle attività previste dall’accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Regione Liguria e struttura commissariale. A dare ulteriore spinta al percorso è stato anche il decreto del presidente del Consiglio attuativo della legge del 2024, che ha messo a disposizione nuove risorse per proseguire la messa in sicurezza del sito e progettare la bonifica vera e propria.

Nel dettaglio, la parte più consistente dell’operazione ha riguardato lo smaltimento di circa 9.500 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla demolizione dell’area nord, effettuata nel 2016 e poi rimasti in deposito in deroga all’interno del sito. A questo si aggiunge un secondo passaggio particolarmente delicato: sono stati infatti svuotati, decontaminati e demoliti tre serbatoi che venivano considerati una fonte rilevante di contaminazione del sottosuolo e della falda. Da questa attività sono derivate altre 1.500 tonnellate di rifiuti pericolosi, a loro volta smaltite.

A rendere ancora più complessa l’operazione è stata la natura dei materiali trattati. Le analisi hanno accertato la presenza di cromo esavalente e di amianto crisotilo, due elementi che impongono procedure molto rigide, filiere autorizzate e passaggi intermedi in impianti specializzati. Proprio questo aspetto dà la misura del livello di criticità affrontato, perché non si trattava di un semplice sgombero, ma di una rimozione ambientale ad altissima sensibilità, con rischi potenziali sia per il suolo sia per la falda.

Il valore economico dell’intervento è di 12,4 milioni di euro ed è stato portato avanti da Sogesid con l’esecuzione affidata alle società Riccoboni e Furia. Ma il peso dell’operazione non si esaurisce nei numeri di questo singolo lotto. Con la chiusura di questa fase, infatti, il totale dei rifiuti rimossi dall’avvio dell’intervento pubblico in sostituzione del soggetto inadempiente supera ormai le 34 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e le 16 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi. È un dato che racconta, meglio di qualunque formula istituzionale, la dimensione del problema accumulato nel tempo.

La conclusione di questo passaggio consente ora di aprire quasi subito la fase successiva, cioè quella della decontaminazione e della demolizione delle strutture ancora presenti nell’area. È proprio qui che il cronoprogramma prova ad accelerare, perché uno dei punti più sottolineati dagli enti coinvolti è che la rimozione appena conclusa sblocca finalmente i passaggi successivi dopo una fase di stallo che il commissario Cecilia Brescianini attribuisce a cause esterne alla struttura commissariale. «Si riparte concretamente e la conclusione di questo intervento consente l’avvio delle fasi successive a tempi brevissimi», ha commentato.

Sul piano politico, il presidente della Regione Marco Bucci ha rivendicato i primi risultati del percorso costruito tra amministrazioni e commissario, sottolineando che l’intervento getta basi più solide per la prosecuzione dei lavori in un sito notoriamente difficile come quello di Cogoleto-Stoppani. Nella stessa direzione si colloca l’assessore regionale Paolo Ripamonti, che parla di un passaggio utile a proseguire il piano degli interventi e ad avviare azioni concrete per arrivare a una bonifica complessiva dell’area.

Anche l’amministratore delegato di Sogesid, Errico Stravato, ha rimarcato il valore tecnico dell’operazione, evidenziando sia i quantitativi trattati sia la complessità delle lavorazioni affrontate. Un richiamo importante, perché il sito dell’ex Stoppani non è un’area industriale qualsiasi, ma una ferita storica della Val Lerone, aperta da oltre un secolo di attività chimica e diventata nel tempo simbolo di un’eredità ambientale pesantissima.

L’intervento appena chiuso, inoltre, non è isolato. Fa parte di un disegno più ampio che comprende anche il potenziamento del barrieramento idraulico e il revamping dell’impianto di trattamento delle acque di falda in zona Pian Masino Bassa, lavori anch’essi in fase avanzata. Ma soprattutto permette di avviare il decommissioning delle strutture ancora presenti e di smaltire i rifiuti residui che restano nel sito.

Dopo anni di rinvii, stop e ripartenze, il segnale che arriva da Cogoleto è dunque quello di una fase che prova finalmente a trasformare le carte in opere. Non significa che il problema sia risolto, né che la bonifica sia dietro l’angolo. Ma significa che uno dei nodi più critici è stato affrontato e che, per la prima volta dopo molto tempo, il percorso sembra essersi rimesso davvero in movimento.


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